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Falcone-Borsellino, la scatola nera delle stragi è in un hangar della polizia

Il Sole 24 Ore - 19 luglio 2019 - di Nino Amadore

C'è una “scatola nera” delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio che finora non è stata analizzata compiutamente e che potrebbe dare un contributo importante per comprendere che cosa è accaduto in quei 57 giorni che separano la strage in cui morì Giovanni Falcone il 23 maggio da quella in cui invece venne fatto saltare in aria Paolo Borsellino il 19 luglio. Quella scatola nera è il “master delle intercettazioni e tutti gli atti del gruppo investigativo Falcone e Borsellino” a quel tempo guidato dal capo della Mobile di Palermo…

I buchi neri della Strage di via D’Amelio: ecco tutti i misteri irrisolti

LE OMBRE SU QUEL 19 LUGLIO 1992

il Sicilia - 17 luglio 2019 - di Davide Guarcello

La prima svolta nelle indagini sulla Strage di via D’Amelio in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino è arrivata col “Borsellino quater” che ha certificato nel 2017 il colossale depistaggio (“uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”) messo a segno probabilmente dalle “menti raffinatissime” di cui parlava Falcone. Palma e Petralia – frame TGR SiciliaE mentre il processo sulla Trattativa Stato-mafia si è concluso in primo grado con condanne pesantissime (LEGGI QUI), nel 2019 è arrivata la seconda svolta: per quel depistaggio sono sotto accusa anche due pm che all’epoca gestirono il falso pentito Vincenzo Scarantino: Anna Maria Palma e Carmelo…

“Su Agnese e i figli gli occhi del Viminale e di un prete”

Genchi in aula: "Il prefetto Luigi Rossi, attraverso il prete, tiene la famiglia ibernata, perché non nuoccia"

il Fatto Quotidiano - 28 giugno 2019 - di Giuseppe Lo Bianco - Sandra Rizza

Pubblichiamo un estratto del libro “DepiStato” di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza (Chiarelettere), in libreria da oggi.   Nei mesi immediatamente successivi alla strage di via D’Amelio, il Viminale sembra più preoccupato a controllare la famiglia Borsellino che a cercare la verità. Lo racconta nell’aula del processo ai tre poliziotti accusati del depistaggio il funzionario di polizia Gioacchino Genchi citando, come "ideatore" del controllo, l'allora capo della Criminalpol, Luigi Rossi.   Nell'udienza dell'11 gennaio 2019 a Caltanissetta, Genchi racconta: "Rossi era molto attento a tenere rapporti con la famiglia…

I due magistrati indagati tra politica e pentiti

Via D'Amelio: Anna Palma e Carmelo Petralia coinvolti nell'inchiesta sul depistaggio di Scarantino

il Fatto Quotidiano - 13 giugno 2019 - di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

Uno ha costruito la sua carriera nei ruoli dell’accusa, l’altra è stata per oltre dieci anni fuori ruolo, impegnata nello staff dell’ex presidente del Senato Renato Schifani e poi nelle stanze di Via Arenula, come vicecapo Dipartimento per gli affari di Giustizia. Carmelo Petralia e Anna Palma, indagati dalla Procura di Messina per il depistaggio di via D'Amelio, sono i primi magistrati chiamati a rispondere della colossale mistificazione costruita a tavolino sulle parole del pentito farlocco, Vincenzo Scarantino.   Top secret il contenuto dell'accusa di calunnia aggravata ipotizzata nei loro…

Depistaggio via d’Amelio, Genchi: ”La Barbera credeva di essere al di sopra della legge”

Venerdì scorso l'ex funzionario di Polizia sentito al processo

Antimafia Duemila - 13 gennaio 2019 - di Aaron Pettinari

  "La legge per La Barbera era un accessorio che si utilizzava per gli altri. Non per sé stesso. Lui era al di sopra della legge. Io questo concetto non l’ho mai accettato. Ma non era un disonesto, che io sappia non è riuscito a comprarsi una casa nella sua carriera finché c’ho lavorato io, forse gliel’ha fatta avere poi De Gennaro, per dire che non era una persona che sicuramente era portato dal denaro a fare certe cose". E' questa la considerazione che l'ex funzionario di Polizia, Gioacchino Genchi, sentito…

“La Barbera cercava solo l’appiglio per rendere credibile Scarantino”

Genchi: “Mi disse: basta un elemento minimale”. E il falso pentito diventò il teste-chiave

il Fatto Quotidiano - 15 novembre 2018 - di Giuseppe Pipitone

Chiudere le indagini con Vincenzo Scarantino, addebitare tutto alla Cupola di Cosa Nostra e risolvere l’inchiesta sulla strage di via D’Amelio. “Così poi io divento questore, tu vieni promosso per meriti straordinari e poi tra 3 o 4 anni diventi questore pure tu”. Più o meno con queste parole Arnaldo La Barbera, secondo l’ex funzionario di polizia Gioacchino Genchi, gli spiegò di aver deciso a tavolino i colpevoli dell’omicidio di Paolo Borsellino e dei cinque agenti di scorta. I colpevoli sbagliati. Lo ha raccontato lo stesso Genchi alla commissione Antimafia…

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