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Il Tar: «Persecuzioni contro Genchi» Disposto il reintegro nella Polizia – I giudici sottolineano «l’eccezionale pervicacia dell’amministrazione» nel punire il vicequestore, prima sospeso per tre volte e poi destituito

Pubblicato il 25 luglio 2014 - Scritto da Gioacchino Genchi

I giudici della Prima sezione del Tar di Palermo presieduta daFiloreto D’Agostino hanno reintegrato in polizia Gioacchino Genchi, vicequestore e consulente informatico della Procura, assistito nel ricorso da Giovanni e Giuseppe Immordino.
I giudici amministrativi (con la Sentenza n. 205/2014 del 24-07-2014) hanno annullato i provvedimenti con i quali il ministero dell’Interno aveva in un primo momento disposto la sospensione temporanea dal servizio di Genchi, e
poi irrogato la sanzione della destituzione dal corpo della polizia di Stato.

Secondo i giudici le dichiarazioni fatte da Genchi e i comportamenti messi in atto dal vicequestore non comportano un provvedimento così grave. I provvedimenti presi hanno cioè violato il principio della proporzionalità. Il primo provvedimento disciplinare era stato preso perché il perito informatico Genchi è stato ritenuto responsabile di aver pubblicato, il 19 marzo 2009, sulle pagine web di un blog da lui creato e denominato «Legittima difesa”, un dialogo intercorso su Facebook con il giornalista del settimanale Panorama Gianluigi Nuzzi, in merito a vicende personali che lo hanno visto coinvolto. Il secondo provvedimento invece era collegato alle dichiarazioni rese da Genchi in occasione di una intervista rilasciata al giornalista Pietro Orsatti, ripresa dall’agenzia di stampa «Il Velino Atticus”(ad opera di Daniele Capezzone), che ne ha pubblicato uno stralcio il 12 marzo 2009; e dal settimanale«Left» in un articolo a firma di Orsatti, pubblicato il 13 marzo 2009. Un terzo provvedimento era stato preso per diverse dichiarazioni del 19 marzo 2009, per le quali a Genchi, già sospeso, era stata inflitta un’ulteriore sanzione disciplinare della «Sospensione dal servizio per sei mesi».

Per i giudici della prima sezione del TAR di Palermo presieduta da Filoreto D’Agostino «al contrario, si palesa nel nuovo provvedimento sanzionatorio addirittura un intento persecutorio nei confronti del ricorrente, laddove si usa l’avverbio “pervicacemente” rispetto ad una condotta nemmeno ascrivibile con certezza al funzionario – dicono i giudici del TAR – ad avviso del Collegio «è invece l’Amministrazione che ha mostrato una eccezionale pervicacia a procedere disciplinarmente nei confronti del proprio dipendente, facendo seguire con una scansione logica precisa gli atti (ivi compresi il primo provvedimento cautelare adottato sine die e le diffide) utili ad addivenire alla irrogazione delle sanzioni, le quali poi hanno costituito la base per il successivo provvedimento di destituzione, al quale sembra invero essere stata preordinata l’intera azione amministrativa».

di Ignazio Marchese, da “Giornale di Sicilia”, Cronache nazionali di venerdì 25 luglio 2014