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“No ai magistrati in politica”

15 novembre 2012 - di Riccardo Lo Verso

Secondo l’avvocato Gioacchino Genchi, Nicolò Marino commetterebbe un grave errore accettando un posto nella giunta regionale.

 

PALERMO – “Il magistrato Nicolò Marino, che ho conosciuto, apprezzato e stimato in diversi contesti processuali, da Catania a Caltanissetta, commette un gravissimo errore se si lascia abbacinare dalle chimere della politica e dalle offerte di Crocetta”. Gioacchino Genchi twitta il suo pensiero e stuzzica il cronista. L’ex vice questore – oggi tornato a fare l’avvocato – che ha pagato alcune sue esternazioni pubbliche con la destituzione dalla polizia, conosce bene il pubblico ministero che Rosario Crocetta vuole in giunta. Lo ha incrociato nelle tante volte in cui è stato chiamato dalla Procura di Caltanissetta come consulente. Delicate inchieste sono andate a buon fine anche grazie al suo contributo.

 

Scusi Genchi, ma se ha conosciuto, apprezzato e stimato Nicolò Marino allora, almeno per lei, dovrebbe essere l’uomo giusto per sistemare un po’ di cose anche in politica. O no?

“Capisco che il sinedrio della magistratura e del Csm che lo ha scartato diverse volte dalla nomina di procuratore aggiunto e da quella di sostituto procuratore nazionale antimafia, preferendogli più volte altri magistrati con meno titoli dei suoi, siano peggio dei partiti. E capisco pure che i magistrati per bene come Marino vogliano fuggire dalla magistratura, ma la soluzione non può essere la politica. Ancora meno l’ingresso in una giunta, seguendo l’esempio non glorioso di altri magistrati che sono entrati nell’agone politico senza nemmeno passare dal controllo degli elettori”.

 

Insomma, le recenti esperienze di Massimo Russo, Caterina Chinnici e ancora prima di Giovanni Ilarda non l’hanno convinta.

“Non servono i magistrati in politica specie quando i magistrati impegnati come Marino si sono occupati o hanno tentato di occuparsi di indagini importanti visto che a Marino non hanno nemmeno consentito di farlo”.

 

A cosa si riferisce?

“All’indagine sull’ospedale Garibaldi di Catania. Una vicenda su cui si potrebbe scrivere molto di più di quello che hanno fatto le sentenze. In quel caso Marino è stato vittima degli scontri all’interno della stessa magistratura”.

 

Può spiegarci meglio la frase “abbacinare dalle chimere della politica”?

“Una persona che con tanta passione civile e impegno ha superato il concorso e ha fatto il magistrato perché credeva in certi valori e principi, nel momento in cui assiste alla crisi della propria istituzione – mi riferisco a Marino e a tanti altri, forse anche ad Antonio Ingroia – pensa di potere trovare nella politica la soluzione operativa per raggiungere quel bene sociale e quei principi di giustizia che come magistrato non è riuscito ad affermare. Ritengo che questo sia il loro principale errore, posto che escludo e mi rifiuto di pensare che una persona come Marino possa accettare di fare l’assessore di Rosario Crocetta per vedersi triplicato lo stipendio”.

 

Lei parla delle “offerte di Crocetta”. Per un magistrato sarebbe un errore accettare le offerte di qualunque politico oppure è proprio il fatto che la proposta sia partita da Crocetta che non le piace.

“La mia pregiudiziale è talmente assoluta che non mi pongo il problema di chi abbia fatto l’offerta. Nel caso di Crocetta e della colazione che lo esprime ovviamente le mie riserve sono doppie, ma non possono pretendere che sia anche Marino a condividerle”.

 

Cosa non le piace di Crocetta e della sua coalizione?

“La confusione, la contraddizione e i luoghi comuni di chi ha bisogno ogni quattro parole di dire che è stato condannato a morte dalla mafia mi sa di un’antimafia che è fatta solo di parole. Se poi dobbiamo attentamente considerare chi ha sostenuto questa coalizione e chi sostiene questo governo non serve nemmeno la consulenza di Totò Cuffaro per rendersi conto che forse farebbero meglio a parlare di propositi antimafia con un approccio diverso da chi pensa di potere impartire lezioni di morale a chiunque”.

 

Da Raffaele Lombardo a Rosario Crocetta: cosa cambia?

“Purtroppo la linea del peggio è una retta senza fine”.

 

In conclusione, se chiusa la nostra conversazione qualcuno la contattasse per proporle di fare l’assessore cosa risponderebbe?

“Penso che molti hanno capito cosa intendo fare. Se vuole che io sia sincero, l’unico incarico che accetterei, oltre a quello che già faccio, è una rubrica per Gambero Rosso sulle prelibatezze della cucina siciliana”.