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«Io, una vittima del “sistema Montante”»

Processo "Double face": ecco il verbale acquisito con le dichiarazioni di Iacuzzo. «Mio padre mi disse "con Montante non prendere nemmeno il caffè"»

La Sicilia - 3 luglio 2019 - di Alessandro Anzalone

antonello-montante

Parte offesa e testimone nello stesso processo: non è un solo caso quello che si verifica nel processo per l’operazione “Double face”.

Lunedì scorso il Tribunale presieduto da Francesco D’Arrigo (a latere Santi Bologna e Giulia Calafiore) ha acquisito al fascicolo del dibattimento, un verbale di interrogatorio reso dall’ex direttore dell’Area di sviluppo industriale di Caltanissetta, il dott. Salvatore Iacuzzo, parte civile con l’avv. Gioacchino Genchi e testimone citato dai pm Maurizio Bonaccorso e Stefano Luciani.

 

Il verbale di Iacuzzo fa riferimento ad un interrogatorio reso nel giugno del 2016 davanti al pm Luciani, con il teste che racconta quanto a suo conoscenza nel periodo di permanenza all’Asi di contrada Calderaro e sui rapporti con altri soggetti.

Il dott. Salvatore Iacuzzo, direttore dell’Asi dal 1998 al 2007, ha parlato della lunga frequentazione con l’ing. Pietro Di Vincenzo «conosciuto nel 1967 a Serradifalco, quando entrambi prendevamo lezioni dal prof. Carmelo Di Francesco».

Iacuzzo lo ha definito «un rapporto di amicizia e stima con Di Vincenzo», al quale ha poi chiesto «un prestito per acquistare una abitazione. Mi sono rivolto a Di Vincenzo perché non volevo chiedere un mutuo ad istituti di credito e nel 1994 ho restituito il prestito».

L’ex direttore dell’Asi ha aggiunto che nel periodo di sua permanenza all’Asi, «Di Vincenzo ha svolto un unico lavoro per conto dell’ente, quello per la realizzazione del frigomacello per la quale la società di Di Vincenzo, riunita in Ati con altra, era stata l’unica offerente. Mi rivolsi a Di Vincenzo per il prestito perché l’ho sempre considerato come “un fratello” e l’ho stimato perché persona discreta».

 

Stessa considerazione il dott. Iacuzzo non ha certamente per Antonello Montante e il gruppo che lo affiancava, come emerge dal verbale acquisito dal Tribunale.

«Ho conosciuto Antonio Calogero Montante sin dalla sua nascita – ha detto a verbale l’ex direttore dell’Asi – abitando nella stessa strada di Serradifalco, via Matteotti. Ho avuto rapporti quando nei primi anni ’90 venne nominato componente del consiglio direttivo dell’Asi su indicazione di Confindustria Caltanissetta. Sul conto di Montante mio padre di disse “con questo personaggio non prenderti nemmeno un caffè e se siete in due chiamati un testimone”. Sicché “mi sono sempre guardato” da Montante».

 

Il dott. Iacuzzo parla anche di un sospetto su Montante dopo che nel 1994 venne nominato revisore contabile dell’Ast sistemi di Palermo: «Quando arrivò la delibera di nomina, potei constatare, con mia sorpresa, di essere stato nominato revisore supplente e non effettivo. E notorio che Montante sia un fornitore dell’Ast, sicché ho sempre attribuito, pur senza poterlo fare sulla base di fatti oggettivi, che vi sia stato un intervento di Montante in tale vicenda perché tante persone mi dicevano che fosse solito parlare male di me».

 

L’ex direttore dell’Asi poi ha ricordato una serie «di incarichi legali affidati dall’Asi dopo il mio pensionamento, durante il periodo in cui era commissario straordinario Alfonso Cicero nominato in quell’incarico su indicazione del Montante», di altre nomine affidate «a legali facenti parte dell’ex studio Pitruzzella, gli avv. Comandè e Ciulla, l’avv. Annalisa Petitto, circostanza appresa dal sito dell’Asi. Sono stati nominati componenti Dell’Oiv il figlio del consigliere Brancato, giudice della Corte dei Conti, un vice questore della Polizia di Palermo pm congedatosi e divenuto funzionario della società di vigilanza Ksm, l’avv. Noto di Agrigento. Quanto a quest’ultimo mi risulta anche che era stato nominato da Venturi consulente dell’Assessorato, nonché avvocato dell’Ast in una causa che l’ente aveva contro Montante».

 

Circa i rapporti tra Montante e rappresentanti delle forze dell’ordine e istituzionali, il dott. Iacuzzo ha detto: «Non mi risulta direttamente che Montante abbia avuto rapporti “anomali” con esponenti delle forze dell’ordine che hanno operato a Caltanissetta. Mi è stato detto, ma non ho mai verificato, di rapporti esistenti tra Montante e un prefetto che era a Caltanissetta, poi trasferito a Cosenza, al quale – per quel che mi dissero proprio appartenenti alla Prefettura – Montante regalò una macchina d’epoca».

E ancora qualcuno parlò a Iacuzzo «di rapporti tra Montante e un questore di Caltanissetta al quale Montante prestò 4mila euro per un intervento al cuore, circostanza di cui Montante si vantava pubblicamente».

L’ex direttore dell’Asi ha aggiunto che «un ufficiale della Guardia di Finanza di nome Orfanello, si è “interessato” più volte alla mia persona. Dopo il mio pensionamento all’Asi alcuni dipendenti del Consorzio mi dissero che un giorno l’Orfanello si era presentato al Consorzio, facendo una sorta di riunione con i dipendenti, durante la quale li invitò a riferirgli tutto quanto sapessero in ordine alla vecchia gestione dell’Asi e di stare attenti a non fare o non dire cose sbagliate poiché lui avrebbe vigilato sul loro operato. Non so di rapporti tra Montante e Orfanello».

 

Salvatore Iacuzzo ha poi ricordato di aver ricevuto «nel 2012 una informazione di garanzia per “abuso d’ufficio” e di essere stato convocato in Procura», procedimento poi archiviato e ha detto ancora che «la Guardia di Finanza aveva svolto accertamenti evidenziando che era stato concesso un terreno in comodato d’uso alla ditta Ricotta Maria Pia, quest’ultima moglie di Totò Rizza, circostanza in base alla quale io e Umberto Cortese siamo stati segnalati per il delitto di cui all’art. 110, 416 bis (concorso esterno in associazione mafiosa) circostanza che mi ha fortemente indignato».

Infine Iacuzzo ha raccontato che nel luglio 2012, con determinazione dell’allora commissario Alfonso Cicero, mi venne tolto, senza alcun tipo di preavviso che mi consentisse di controdedurre, il trattamento integrativo pensionistico al quale avevo diritto. Altre persone che si trovavano nella mia stessa situazione continuano a percepire questa indennità come dichiarato dal vicedirettore ing. Viavattene. Ho interpretato questa vicenda come una ingiustificata ritorsione nei miei confronti».